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Vincenzo Merolla
La mia famiglia, formata dai due genitori e tre soli figli non si poteva definire certamente numerosa, ma l’esiguità numerica si invalidava facilmente con la presenza costante di una miriade di personaggi che a vario titolo partecipavano alla nostra vita ad ogni ora del giorno. A capo di questa allegra brigata c’era un “temibile” personaggio; mia nonna, “ ‘onna Maria”! Una donna energica come sapevano esserlo solo in quell’epoca, anche se… sempre giusta con i giusti! La casa dove vivevamo, nel quartiere di San Carlo all’arena, a piazzetta Lieti numero 7, era un basso considerato una specie di nave ammiraglia; sempre pieno di parenti, amici e semplici conoscenti in cerca di un consiglio, un soccorso. Non so per quale arcano motivo, tra le varie “attività” di vicinato offerte dalla mia famiglia, c’era una prestazione davvero singolare che veniva richiesta puntualmente alla mia animosa nonna; era tempestivamente chiamata al capezzale dei defunti da preparare per il funerale! Oggi, è mia madre, ad aver raccolto questa singolare eredità che, lungi dall’impressionarla, la rende, “felice” di potersi rendere utile. In questa girandola di personaggi che vagavano per la nostra casa e la nostra vita, c’era un fratello di mia mamma, “‘o zi’ Mimì”, che faceva l’attore essendo stato, ai suoi tempi, un decano delle comparse cinematografiche. Io, che non avevo mai avuto l’occasione di vedere uno spettacolo teatrale, ascoltavo affascinato i suoi racconti. La prima opportunità di vedere all’opera degli attori, però, mi si offrì improvvisamente una sera durante la mia fanciullezza. Avevo all’incirca undici anni, quando la compagnia teatrale filodrammatica, capeggiata dal signor Fiengo, che si radunava per provare i suoi lavori nel centro sociale del quartiere, rappresentò il mio primo incontro o forse dovrei dire “scontro” con il “teatro”. Entrato la prima volta senza essere invitato, fui subito accompagnato alla porta senza tanti complimenti, ma, rapito dalla verve recitativa degli attori, rientravo puntualmente dalla finestra e, altrettanto puntualmente, venivo accompagnato alla porta, e da lì, senza lasciarmi impressionare più di tanto, rientravo ancora dalla finestra dando origine ad un carosello infinito. Fino a quando non la spuntai; il regista, sfinito dalla mia testardaggine e stanco di essere interrotto, esclamò: “ …lassat’o sta’…!”. Forse, la mia storia professionale comincia da lì, o perlomeno, da lì incomincia la mia determinazione a voler fare l’attore, ma…il seguito non è una favola rosa. La mia famiglia aveva bisogno d’aiuto ed anch’io dovevo fare la mia parte; nella mia vita non c’era posto per il teatro. Ma, quando si dice il destino…! Fu durante il servizio militare che ebbi l’occasione di “calcare le tavole”. ( Per una singolare combinazione io prestavo servizio nello stessa caserma “Aeroporto Tito Fabbri” di Viterbo, dove tre anni prima era stato chiamato alle armi Giovanni Calone; in arte Massimo Ranieri, col quale rivangammo questa nostra peculiarità, circa trent’anni dopo, durante le riprese del film “Viva Franconi”). Un mio commilitone tale Mimmo Abet, ottimo attore non professionista (peccato!) non volendo rinunciare al teatro per l’intero periodo di ferma, decise di formare una “compagnia” con chiunque avesse velleità artistiche; guarda caso risposero tutti i napoletani! Le nostre performance, erano a dir poco esilaranti, non tanto per la grandezza degli attori…ma piuttosto per la singolarità della situazione! …immaginate un sergente maggiore che mette in riga con proverbiale fermezza due plotoni, che la sera, da temibile sergente di ferro si trasformava nella Dorotea di “Pericolosamente” di Eduardo! Riuscite ad immaginare qualcosa di più ridicolo? Noi ci sbellicavamo! In ogni caso, avevo coronato il mio più grande desiderio. Tornato dal militare sposai mia moglie Titina, e la famiglia cominciava a crescere, ma il mio pallino era sempre il teatro. Un giorno in una delle tante giornate caotiche della mia già descritta casa, arriva, tra gli altri, ‘o zi’ Mimì con l’immancabile “cuoppo” di sarde col profumo del quale, “deliziava” noi ed il vicinato che suppongo ci inviasse “benedizioni a non finire”. A pranzo, tra una sarda bruciacchiata ed un buon bicchiere di vino, arrivò la mia prima scrittura. Inutile dire che sull’onda dei racconti di mio zio le mie aspettative erano le più rosee che si potessero immaginare. L’appuntamento era alla Galleria Principe Umberto in via Roma che, nelle mie fantasie era rimasta la nota “fucina” di artisti dei tempi memorabili. Il primo incontro con un regista fu davvero emozionante e non mi parve vero di tornare a casa con una scrittura (gratuita naturalmente…da questo punto i tempi non sono molto cambiati!) interpretavo un personaggio aggiunto, di cui non si è mai capito l’utilità, in “Zappatore”! Il regista e protagonista in questa messa in scena non era certamente Mario Merola, ma, una sua convinta parodia, che millantava di essere autore ed interprete di brani ripresi e portati poi al successo dal “re della sceneggiata ”. La cosa, esercitava sulla mia ingenuità teatrale, un grande fascino, anche se, non mi spiegavo perché le nostre frequentazioni in galleria si limitavano ad una cerchia ben delimitata. Successivamente, venni scritturato da Federico Cannio ( figlio del maestro Enrico autore tra l’altro di “ ‘O surdato ‘nnammurato”) per la sceneggiata “ Si tu me si’ frato” che, anche se non era a livelli dei già affermati Mario Merola e Pino Mauro, rappresentava comunque un buon livello attoriale, avendo tra i suoi scritturati il grande Pasquale Martino che forse non ha avuto il successo che meritava. Questa esperienza, però, bastò a chiarirmi le idee sulla “professione attore”. Senza addentrarci nei particolari vi dirò che la mia carriera è stata, da allora, una continua “escalation”. Dapprima ci fu l’incontro con Pino Mauro e poi con Mario Merola, ambedue esperienze altamente formative. Poi l’incontro con la prosa, e quindi con un tipo di recitazione completamente diversa e a me più congeniale, in un lavoro di Petito, “ Don Fausto” per la regia di Ettore Massarese. Si sono susseguite da allora una miriade di regie: da Vitello a Pugliese, a G.Dall’Aglio, a M.Galdieri, a M.Ghini, a P. Spezzaferri. Ed ovviamente, sono arrivate anche le occasione cinematografiche prima, e televisive poi, le quali mi hanno ulteriormente arricchito nella professione mostrandomi una tecnica di recitazione diversa ma altrettanto interessante dandomi l’opportunità di conoscere maestri come: D. Damiani, Nanni Loy, A. Capuano, M. Lamberti, Zaccariello, P. Sorrentino, N. De Rinaldo, C. Luglio, L.Verdone, A. de Lillo, A. Antonucci e L. Lambertini. Voglio soddisfare una curiosità di molti, o più in particolare, dell’utenza televisiva notturna. Si, nella mia carriera artistica annovero anche qualche film di genere “spinto”! … ma… devo deludere tutti coloro che hanno una troppo vivace immaginazione, nonché, gli eventuali aspiranti attori del genere. Questi film, hanno bisogno di …due ben distinte categorie di attori… io, ho partecipato esclusivamente alle scene recitate…! In ogni caso, di qualunque scrittura si sia trattato, per quanto mi riguarda, ho lavorato sempre con la stessa serietà e la stessa professionalità, onorando ogni impegno con grande rispetto. La “soap” televisiva, è stato lo strumento che più di tutti mi ha dato soddisfazione in quanto mi ha permesso di avere una vasta visibilità, ma, ad ogni modo, colgo l’occasione per ringraziare da queste pagine, tutti coloro con i quali ho lavorato, nessuno escluso, perché ognuno, come il tassello di un mosaico, ha contribuito alla formazione dell’attore che sono oggi. Il consiglio che mi sento di dare ai giovani che volessero intraprendere la carriera attoriale è quello di frequentare della valide scuole con docenti capaci, perché come in ogni mestiere, a parte la bravura, l’attore ha bisogno di una guida veramente titolata. L’antica “palestra” che ha permesso a me ed ad altri della mia generazione, di passarsi l’esperienza e l’ “Arte”, oggi non esiste più , essendo cambiati i tempi e la nostra cultura.
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